… è finito il momento della consegna delle pagelle che, forse, è uno di quelli più faticosi (e belli) dell’anno per tutti voi educatori, per i maestri e le maestre, ma anche per le suore: ogni pagella, ogni valutazione, ogni parola deve essere specifica per quel bambino, proprio per quel ragazzo, ogni vocabolo deve essere ritagliato su misura e solo chi conosce uno ad uno gli studenti della Casa Gialla lo può fare. Ed è per questo che ogni incontro di “consegna” può essere unico. Tutto questo però richiede tempo di preparazione, di riflessione, di conoscenza (chissà quante ore) ma, soprattutto, richiede un grande amore e una infinita passione, più grandi della stanchezza, della fatica, dello scoramento… Si può non restare stupiti (e grati) per questa passione educativa? Grazie, grazie anche per questo anno scolastico, grazie per quanto tu, nostra Casa gialla, hai fatto per tutti e per ciascuno: Ci hai insegnato che è indispensabile preoccuparsi di chi ci è accanto. Ci hai insegnato che è fondamentale occuparsi non solo di se stessi ma anche di chi, magari senza averlo scelto, cammina vicino a noi (sia esso un compagno, un genitore, un vicino, ecc.). Ci hai insegnato che è obbligatorio innanzitutto accorgersi degli altri. Ci hai insegnato che è obbligatorio – per la nostra stessa esistenza – “fare qualcosa” per gli altri. Ci hai insegnato la solidarietà. Ci hai insegnato che nei terremoti della vita “essere con qualcuno” aiuta pur non restituendo ciò che si è perso o sanando ciò che ha provocato dolore. Ci hai insegnato che il bene non va mai fermato, anche se non lo si capisce, anche se non lo si condivide, anche se non lo si vuole seguire, anche se richiede tempo. Ci hai insegnato che le cose, quelle più belle, richiedono sacrificio. Ci hai insegnato che i valori, quelli veri, quelli che ci contraddistinguono, quelli che tutti “sentiamo”, non possono semplicemente essere “raccontati” ma devono essere innanzitutto vissuti. Ci hai insegnato che il tempo speso per gli altri è il tempo che non perdiamo. Ci hai insegnato che un presente e un futuro migliori sono possibili. Ci hai insegnato, nella povertà di contenuti e di valori che tutti i giorni spesso riscontriamo in noi stessi e negli altri, ad essere migliori, a sentire il dovere di farlo. Ci hai insegnato che a volte fare quanto sopra può anche dare la sensazione di essere “sciocchi” oppure (meglio) di essere in qualche modo “unici”. Ci hai insegnato che le cose più importati della vita non si raccontano, ma si vivono. Ci hai insegnato che costruire una buona famiglia può non significare, necessariamente, esserci sempre, ma “esserci” in un certo modo; ci hai insegnato che si può essere “assenti” anche se “presenti fisicamente” e che l’essere presenti, in modo vero, richiede innanzitutto essere consapevoli di ciò che si è e di ciò che si è fatto e si può fare con gli altri. Ci hai insegnato che è indispensabile “conoscere se stessi”, ma che per farlo è indispensabile “stare” con gli altri. … Potevamo domandare “altro” a questo anno scolastico?

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